In un articolo pubblicato recentemente su New Scientist 1, Helen Thomson parte da un semplice presupposto: com’è possibile che alcune persone non si scompongono anche in situazioni particolarmente stressanti?

Tutti noi d’altronde conosciamo persone che non si lasciano abbattere dalle difficoltà della vita, lavorative, relazionali, ma che anzi riescono sempre a trovare il buono anche quando noi brancoliamo nel buio. Perché quindi alcune persone gestiscono meglio lo stress rispetto ad altre?

È questa la domanda che ha orientato la ricerca di Helen Thomson, la quale ha testato un “vaccino per lo stress” che può proteggerci dai potenziali pericoli che possiamo incontrare lungo la nostra strada, non sempre fatta di asfalto leggero e paesaggi mozzafiato.

Una cosa è certa: se siamo in ritardo per un colloquio di lavoro o abbiamo subito la perdita di una persona cara, lo stress è inevitabile. Nel 2018 il più ampio studio sui livelli di stress condotto nel Regno Unito ha dimostrato che l’anno precedente tre quarti di persone erano state così stressate da sentirsi sopraffatte e incapaci di reagire 2.

Prima di continuare dobbiamo precisare che lo stress è una risposta fisiologica fondamentale per l’uomo, che gli permette di prevenire situazioni di pericolo e sottoporsi a rischi che possono minare la sua salute.
Lo stress è più precisamente una reazione chimica che parte dal cervello, l’amigdala, e mette il nostro corpo sull’attenti. Se scatta nel nostro cervello un allarme, l’amigdala lancia un segnale all’ipotalamo, una struttura del sistema nervoso centrale situata nella zona centrale interna ai due emisferi cerebrali, che attiva attraverso il rilascio di ormoni una risposta specifica dell’organismo, comunemente chiamata “attacco o fuga”.
Quando cioè ci troviamo in una situazione di potenziale pericolo, perché c’è un elemento esterno che ci spaventa/altera o perché l’amigdala associa le informazioni sensoriali a situazioni simili che abbiamo già affrontato, vengono rilasciati adrenalina e cortisolo che ci consentono di scappare oppure attaccare attraverso una risposta fisiologica ben precisa: accelerazione del battito cardiaco, attivazione dei muscoli, blocco della digestione e del sistema immunitario e attivazione di infiammazioni nel corpo per rilasciare energia e concentrare tutte le risorse disponibili per fronteggiare il pericolo.
Ora, la prima cosa che subito viene in mente è che il nostro corpo reagisce in maniera uguale sia se ci sta investendo una macchina che se il nostro capo ci sgrida perché abbiamo fatto un pessimo lavoro.
Avete capito bene, la risposta dell’organismo è sempre la stessa, e cioè l’aumento del battito cardiaco, la sudorazione, la momentanea inibizione dell’apparato digerente e immunitario.
È per questa ragione che quando siamo sottoposti ad un periodo prolungato di stress abbiamo bruciori di stomaco, dolori articolari e muscolari: il nostro corpo sta reagendo allo stress nell’unico modo in cui è capace di farlo, rilasciando cortisolo e restando pronto ad agire.
Questo, capite, che alla lunga ci espone a rischi anche più gravi come malattie e stanchezza costante. Il circuito che si innesca funziona se dobbiamo scappare da un leone che ci vuole aggredire, cosa che può capitare raramente in mezzo ad una strada trafficata nel centro di Milano, mentre può essere disfunzionale e dannoso in altre circostanze, come quando per esempio litighiamo con il nostro partner o collega.
Un litigio o un leone possono scatenare in noi le stesse conseguenze, adesso forse capite meglio perché le metropoli si chiamano “giungle urbane, o metropolitane”.

Ritorniamo però alla nostra domanda, e cioè cosa rende alcuni individui più resilienti di altri?
Cosa rende alcuni individui capaci di reagire in maniera migliore alle avversità della vita quotidiana?

Sicuramente un trauma in tenera età influisce sulle risposte che verranno date in età adulta, come dimostra una ricerca molto interessante fatta da Katie McLaughin 3, la quale ha mostrato come bambini che sono cresciuti in condizioni avverse (136 bambini cresciuti in orfanotrofio e residenti in istituzioni protette) di fronte a compiti complessi producevano più cortisolo rispetto ad altri bambini del gruppo di controllo. Questo però non deve indurci nell’errore di pensare che bambini felici saranno necessariamente adulti felici e bambini infelici saranno di conseguenza adulti infelici.

Cosa c’è di altro?

C’è una sostanza chimica specifica che produce il corpo umano, chiamata neuropeptide Y (Npy), che agisce come un interruttore nella risposta allo stress. Diversi esperimenti hanno dimostrato l’efficacia di questa sostanza nella risposta anche a prove molto dure come la privazione da sonno o inseguimenti nelle esercitazioni militari. Solitamente quando siamo in una situazione di forte stress diventiamo meno capaci di prendere decisioni corrette e ci esponiamo maggiormente all’errore. Più siamo sotto stress meno le nostre decisioni saranno consapevoli e razionali, non è vero che si lavora meglio sotto stress. Forse si lavora di più, ma non meglio.

Stress

Questa sostanza è in parte ereditata e in parte può anche essere sviluppata dall’organismo se ci alleniamo a pensare in maniera differente. Questa è stata la grande scoperta.
Non siamo destinati a ripetere gli errori del passato oppure a reagire sempre allo stesso modo, se impariamo a vedere le cose da un altro punto di vista. L’ironia può essere un antidoto allo stress, così come la pratica psicoterapeutica o la mindfullness. Non c’è una ricetta precisa o un profilo della persona che risponde in maniera perfetta allo stress, possiamo però lavorare per cambiare il nostro approccio e quindi la nostra risposta alle avversità. Lo stress è come una spezia e va usata con la giusta quantità, per ciascuno però la dose ideale è differente.
L’articolo di Helen Thomson mette in evidenza una cosa interessante, e cioè la relazione tra batteri intestinali e umore: le persone affette da disturbi post traumatici da stress e depressione hanno una quantità molto alta di batteri intestinali, che provocano forti infiammazioni fino a causare danni fisici e mentali importanti.

Le coppie che soffrono lo stress cronico di un matrimonio infelice hanno un intestino più permeabile rispetto a quelle che vivono felicemente con il partner. Ma questa correlazione funziona anche nell’altro senso 4.

Cosa ci dice tutto questo?

Non esiste uno stress universalmente sbagliato ma differenti approcci allo stress. Gli elementi che sembrano fondamentali sono due: la sensazione di avere le risorse adeguate per resistere e la qualità dei nostri rapporti. Ripensiamo cioè alle nostre forti esperienze di stress come un progetto lavorativo importante oppure quando ci hanno perso la nostra valigia in aeroporto il primo giorno di viaggio. Cosa ha determinato la nostra reazione?
Sicuramente la sensazione di potercela fare, di avere le risorse per farne a meno o, per il progetto, le competenze necessarie. La differenza maggiore sta nel tipo di relazione con la persona o le persone che abbiamo accanto; se ci sentiamo accettati, riconosciuti, accolti o amati, tutte le difficoltà diventano l’opportunità per esplorare qualcosa di nuovo e trovare il positivo nel negativo. È questo che ci rende propriamente umani, e cioè la capacità non solo di sopravvivere, ma anche di creare qualcosa a partire dalle difficoltà, ed è quello che abbiamo iniziato a fare da quando, migliaia di anni fa, siamo scesi dalle piante per popolare la Terra.

1 H. Thomson, Don’t stress: the scientific secrets of people who keep cool heads, 19/02/2020.
2 Internazionale, Sempre con i nervi saldi, 12/03/2020.
3 “Causal effects of the early caregiving environment on development of stress response systems in children” - 2015.
4 Internazionale, ibidem.

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