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In questi giorni di quarantena stiamo riscoprendo un sentimento che nel corso della frenetica vita quotidiana abbiamo sempre relegato ai margini, allontanato con le nostre fitte agende e i molti impegni lavorativi e famigliari: la noia.

Che cos’è la noia?

Solitamente la identifichiamo come un senso di malessere interiore, connesso a una prolungata condizione di monotonia e associato molto spesso a impazienza e irritazione. Vediamo in prima istanza come solitamente affianchiamo al concetto di noia sensazioni negative, da allontanare. Uno studio compiuto dalla Carnegie Mellon University, uscito sulla rivista dell’American Psychology Association1, su quasi 4000 adulti americani, ha mostrato proprio che è molto più probabile che con la noia si sviluppino emozioni negative come rabbia, tristezza e preoccupazione, specialmente tra gli uomini, giovani e non sposati. Oltre questi risultati che, diciamoci bene, non aggiungono molto a quanto la cultura popolare già sapeva, la cosa interessante che ci rivela questa ricerca è però che il sentimento di noia non subentra quando non facciamo nulla, ma quando non riusciamo ad impegnarci con qualcosa, non riusciamo cioè a trovare una vera attrattiva in quello che facciamo. La noia consiste nel non riuscire trovare coinvolgimento in quello che si fa, ha a che fare con una sfera cognitiva piuttosto che esistenziale. Quando nel corso di una giornata facciamo colazione di fretta, accompagniamo i nostri figli all’asilo, arriviamo di corsa in ufficio, saltiamo da un impegno all’altro, usciamo, portiamo i nostri figli a nuoto, facciamo la spesa, rientriamo a casa, cuciniamo etc. etc. etc., in realtà non ci annoiamo perché siamo in movimento, anche se non diamo particolare significato a tutto questo oppure ci può sembrare una cosa monotona e ripetitiva.

L’importanza della noia

D’altronde le nostre vite e quelle dei nostri figli sono strutturate per evitare a tutti i costi momenti di noia, è importante avere sempre qualcosa da fare, da pensare, da costruire, da studiare. Abbiamo trasformato nel corso del tempo i momenti vuoti in momenti non efficaci, da riempire a tutti i costi. Se c’è qualcosa che stiamo riscoprendo in questi giorni è che le giornate possono essere anche più lente, possiamo permetterci di fermarci a gustare piccoli momenti senza per questo sentirci in colpa o trovare necessariamente un’attività per riempire i buchi che si presentano nel corso della giornata. L’ozio celebrato dai greci era proprio un modo per prendersi del tempo al fine di riflettere e dedicarlo al “dolce far niente”. Questo balsamo delle angosce umane 2 è diventato nel tempo un nemico della produttività, come fosse quasi un male da estirpare.

La noia fa bene alla creatività

In uno studio fatto dalla dottoressa Sandi Mann dell’Università del Lancashire3, veniva chiesto ad un gruppo di studenti di eseguire un compito noioso come copiare dei numeri da una rubrica all’altra. Ad un altro gruppo invece veniva chiesto solo di svagarsi e fare quello che volevano. Rimessi insieme i due gruppi veniva affidato a tutti un compito creativo, e cioè di trovare il maggior numero di utilizzi per una tazza di plastica. Indovinate quale gruppo ha dato maggiori risposte creative?
Ovviamente il gruppo che prima si era cimentato nel noioso compito di riscrivere i numeri della rubrica. Ricerche come queste ci fanno capire come sia importante per noi e per il nostro cervello prenderci dei momenti di sosta che ci aiutino poi a valorizzare al meglio i compiti che ci vengono richiesti. La noia è un buon carburante per generare creatività.

Ma se la noia può migliorare la nostra creatività ed essere un segnale di cambiamento, perché è per alcuni individui diventa un problema piuttosto che una opportunità, si è chiesto in una ricerca John Eastwood, dell’università di York, Toronto4.

La noia non è una bella sensazione, quindi abbiamo il bisogno di sradicarla e affrontarla in modo controproducente, afferma Eastwood.

Il problema è che siamo diventati ormai destinatari passivi di stimolazione, afferma Eastwood. Diciamo “Sono annoiato, quindi accendo la TV o inizio a scorrere lo smartphone senza una logica chiara o un obiettivo preciso”. Uno studio di Glasgow ha mostrato come la noia scateni l’uso compulsivo di cellulare, pc e social 5. I ricercatori sono rimasti sorpresi nel constatare che una cosa che accumuna tutti i gruppi di età, dai 14 ai 64 anni d’età, sono i fattori scatenanti che portano all’utilizzo compulsivo dello smartphone:

  1. quando si sono trovati davanti a momenti ‘vuoti’ in attesa di qualcuno,
  2. prima o durante compiti ripetitivi,
  3. in situazioni socialmente imbarazzanti e
  4. quando sapevano di dover ricevere un messaggio o una notifica.

Ma la noia è come le sabbie mobili: più ci agitiamo, più affondiamo in fretta. Se tendiamo cioè a cercare “aiuto” e supporto in maniera esterna, con gli strumenti tecnologici per esempio, questo fa diminuire in noi il senso di autoefficacia e fiducia nei nostri mezzi e nelle nostre competenze. Se, al contrario, rivolgiamo l’attenzione verso di noi, al nostro interno, possiamo connetterci in maniera più forte con i nostri pensieri ed emozioni. È questa la seconda modalità che può trasformare la noia in un fattore positivo, di consapevolezza e creatività. Sta a noi cercare di trovare modi alternativi di alimentare la noia attraverso momenti di svago interiore, magari iniziando a tenere un nostro personale “quaderno della creatività” in cui annotare le idee, anche le più bizzarre che ci vengono in mente, e non incrementare il circuito di ricerca esterna della soluzione alla condizione di noia.

1 Bored in the USA: Experience Sampling and Boredom in Everyday Life, 2016
2 Lafargue, opere, cit. p. 62
3 Being bored at work can make us more creative - British Psychological Society (BPS), 2013
4 Is boredom bad for your health?
5 Smartphone, la noia scatena l'uso compulsivo